Dario Zema

Dario Zema: dal Sud Italia alla conquista del Mondo.

Nato nella mediterranea città di Reggio Calabria nel 1986 da una famiglia votata alle arti, sviluppa sin da bambino un innato senso ritmico e musicale. Conseguita la maturità liceale classica si trasferisce a Roma per studiare percussioni presso il “Saint Louis College of Music” e il “Centro Percussioni Timba” con i maestri Giovanni Imparato, Roberto Evangelisti e Paulo La Rosa - e privatamente con Valerio Perla - con i quali si specializza in ritmi e strumenti afrocubani, e approfondisce le tecniche di registrazione in studio a Napoli con il maestro Rosario Jermano.

A seguito di una borsa di studio ad honorem ottenuta ad “Umbria Jazz ‘11”, si trasferisce negli Stati Uniti dove studia percussioni presso il “Berklee College of Music” di Boston con Eguie Castrillo ed Ernesto Diaz e a New York con John Amira.

Si specializza nel proprio strumento a Cuba con i maestri Justo Pelladito, Angel Chang “Chino”, Tomás Ramos Ortíz “Panga”, Amado Dedeu García, Irian Lopez - che lo inizia al cammino sacro del tamburo come “Omoaña” – e con il leggendario José Luis Quintana “Changuito”.

In oltre vent’anni di attività musicale che lo ha portato ad esibirsi in Italia, Spagna, Polonia, Russia, Ucraina, Cina, Cuba e Stati Uniti, vanta collaborazioni con artisti nazionali e internazionali del calibro di Sarah Jane Morris, Fabrizio Bosso, Badara Seck, Mario Lavezzi, Zulu dei 99 Posse, Cheryl Porter, Wendy Lewis, Tiger Okoshi, Baba Sissoko, Javier Girotto, Michael Landau, Vern Spevak, John Schlitt, Vinnie Colaiuta, Harlem Gospel Choir e i gruppi cubani Yoruba Andabo, Los Chinitos e Abbilona.

Ha condiviso il palco con personaggi quali Biagio Antonacci, Stephanie McKay, Casino Royale, Baustelle; realizza musiche per spot di aziende quali Acqua di Nepi e Hyundai, per programmi RAI quali “Sereno Variabile”, “Linea Blu” e “TG1” e si esibisce come artista su noti programmi Mediaset.

Parallelamente alla carriera di musicista multistilistico, svolge un’intensa attività didattica sin dall’età di sedici anni collaborando, in Italia e all’estero, con scuole primarie, superiori, università e conservatori in qualità di esperto esterno in ambito musicale ed etnomusicologico, fino ad operare come assistente didattico di musicisti di calibro mondiale quali Darryl Jones e Bashiri Johnson e a scrivere per il magazine nazionale “Percussioni”.

Attualmente vive in Lituania, dove è laureando in Didattica musicale presso l’Accademia Lituana di Musica e Teatro di Vilnius e cogestisce lo studio di produzione audio-video “Bonsai Records”, proseguendo la propria attività didattica, concertistica e di session-man.

Percussioni artigianali o industriali: quali scegliere?

Diciamocelo, scegliere tra uno strumento industriale e uno artigianale può essere un vero e proprio dilemma, specie se si è agli inizi di un’ipotetica carriera musicale e si è più vulnerabili alle luci sfavillanti dei marchi più popolari e blasonati.

Optare per un modello industriale è, talvolta, la soluzione più comoda e veloce: basta recarsi ad un negozio, provarne un paio - o, ancor più comodamente, ordinarne uno da un rivenditore online - affidandosi ad un marchio promosso da riviste specializzate o attraverso foto e video di tour e show televisivi.

Ed ecco che, in poche ore, si porta a casa uno strumento pressoché sicuro e…standard, nel bene e nel male. Si tratta, infatti, di strumenti più o meno buoni – se si ha fiuto nella scelta – ma costruiti in serie, promossi da musicisti più o meno noti secondo specifici accordi e rivenduti da esperti del settore - che quasi mai sono musicisti. Vengono esposti così come escono di fabbrica e non sempre, per ovvi motivi, vengono controllati uno per uno.

Lo strumento artigianale è tutt’altra cosa. Certo, il più delle volte ha un prezzo superiore a quello degli strumenti industriali ma se si ha le idee chiare e si è musicalmente sensibili, batte quello industriale senza ombra di dubbio. A differenza di quello di fabbrica, lo strumento artigianale viene costruito a mano dal principio alla fine, con grande cura per ogni dettaglio e testato più volte prima di essere messo in vendita, mantenendo quindi l’anima, tanto quella sua quanto quella di chi l’ha costruito che, come nel caso di Tambor, è qualcuno che gli strumenti li suona davvero.

Sono piccoli pezzi d’arte che non deludono né esperti né principianti, perché suonano come si deve e diventano un tutt’uno con l’esecutore. Quando iniziai la mia carriera musicale, a soli 13 anni, mi affidai più volte a noti brand per non pesare troppo sul bilancio di famiglia uscendo dal negozio, comunque, con un prodotto sicuro.

Ma lo era davvero? Concerto dopo concerto, infatti, capii che avrei potuto ottimizzare i tempi sborsando qualche spicciolo in più ma conseguendo uno strumento tre volte superiore - e, ve lo assicuro - più resistente, personalizzato e più gestibile sotto ogni punto di vista, avendo la possibilità di consultarne il costruttore per ogni evenienza.

Dunque, perché illudersi di risparmiare comprando un prodotto di fabbrica che, a lungo andare, può deludere quando, affidandosi a dei maestri artigiani, si può portare a casa uno strumento di ottima qualità, bello - perché è anche con gli occhi che si suona - e, in un certo senso, più vero?

 
Bongó Tambor

Ammetto di essere stato sempre un po’ restio all’utilizzo di bongó interamente in legno, se visti come sostituti dello strumento tradizionale. Con TAMBOR è tutta un’altra storia: grazie all’ineguagliabile cura nella sua costruzione e alla grande esperienza musicale di chi lo produce, il cajón bongó risulta decisamente più sonoro dei modelli simili, quindi timbricamente il più vicini possibile allo strumento cubano tradizionale al quale ci si ispira ma ancora più leggero e trasportabile e dal prezzo più accessibile.

Oltre alla vellutata sensazione al tatto, le venature del legno di betulla messe in evidenza dalla particolare tecnica di finitura lo rendono ancor più accattivante alla vista, e il suo perfetto bilanciamento tra frequenze alte, medie e basse ne fanno uno strumento ideale tanto nel suo contesto tradizionale quanto come componente di multi-set e per sperimentazioni in studio di registrazione.

In parole povere, un piccolo gioiello che non può mancare al kit del percussionista di professione e che soddisferà le aspettative del dilettante più raffinato.

 
Cajón Flamenco modello Okan

Non appena ci si poggia una mano sopra, il cajón TAMBOR modello Okan diventa inseparabile compagno delle più disparate avventure sonore. In legno di betulla, quindi resistente agli sbalzi climatici, robusto ed elastico, questo cajón professionale interamente lavorato a mano presenta una finitura che ne esalta le bellissime venature.

Il suono, chiaro e potente, si ritrova al centro di un ottimo equilibrio tra frequenze alte, medie e basse, rendendo lo strumento ideale per ogni genere e contesto musicale, specie nelle situazioni acustiche e in studio di registrazione.

Ottimo sostituto della batteria, tanto per motivi di spazio e volume quanto di arrangiamento, il cajón flamenco “Okan” è dotato di una cordiera squisitamente recettiva che, grazie al sistema “no buzz”, evita ronzii indesiderati. Molto più di un ottimo manufatto: la vera soluzione per il musicista più esigente e versatile al tempo stesso.


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